Pensiero Efficace

BRUNO EDITORE – 17 MARZO 2020

La parola ignoranza, per quanto possa sembrare brutta e a volte offensiva della persona è, invece, una condizione naturale dell’essere umano (un po’ come la fame) che cerchiamo di arginare attraverso i nostri sforzi cognitivi. Ciò può funzionare, però, solo per una parte dell’ignoranza, quella più periferica, quella che risponde alla domanda “cosa so di non sapere”, per la quale, a seconda dell’importanza del risultato che vogliamo ottenere, decidiamo coscientemente di porre in atto un giusto livello di sforzo per raggiungerlo.

C’è, purtroppo, un’altra parte di ignoranza più profonda e centrale che ha a che fare con aspetti esistenziali del nostro essere e che risponderebbe alla domanda “cosa non so di non sapere”, per la quale non ci è possibile porre in essere nessuno sforzo cognitivo semplicemente perché non possiamo essere in grado di “vederla”.

Con un gioco di parole direi: è la parte della nostra ignoranza che ignoriamo! Ed è proprio questa ignoranza che diventa una gabbia per noi, all’interno della quale circolano i nostri pensieri ed è la causa di molte scelte non proprio felici, sia a livello personale che di intere società.

Nel libro cerco di mostrare tutta una serie di fenomeni sociali in cui questa inabilità dà il miglior sfoggio di sé, dividendola nei tre livelli in cui essa si mostra di “ignoranza strutturale”, “ignoranza funzionale” e “ignoranza emotiva”, andando ad analizzare anche i numeri di tali fenomeni, soprattutto relativi al nostro Paese che veste, purtroppo, soprattutto in campo di ignoranza funzionale, la maglia nera, classificandosi al penultimo posto in Europa e al quartultimo posto al mondo, quindi, tra i paesi più ignoranti del pianeta (dati OCSE).

Questa è una vera e propria piaga sociale. Cosa fare, allora?

Da quanto detto su e, nel “nuovo mondo” in cui siamo entrati, dove l’intelligenza artificiale e la robotica saranno sempre più spinte, è chiaro che la parola “conoscenza” va radicalmente ri-pensata, non più come possesso di nozioni o come capacità di reperirle, ma come capacità di imparare, disimparare ed imparare di nuovo in maniera costante (dove disimparare è la parte più difficile). L’intelligenza logico-razionale, di stampo fortemente novecentesco, sia pur molto importante, non può più essere l’elemento che ci tira fuori da questa empasse (i robot saranno molto più bravi di noi, in questo). Ecco che l’intelligenza emotiva appare essere una delle (se non la) skill più importante del futuro. E’ solo attraverso lo sviluppo delle caratteristiche legate a questo tipo di intelligenza che avremo la possibilità di affrontare nel migliore dei modi un futuro che è già diventato presente.

L’ignoranza di cui parlavo prima, quella centrale, può essere arginata solo attraverso l’intelligenza emotiva. Nel libro propongo un modello che può essere d’aiuto a tutti, attraverso i suoi fondamentali steps di: consapevolezza, interesse, decisione e azione, nell’attuare meccanismi che possano permettere al nostro pensiero di essere sempre più efficace.

Questo vale per chiunque a livello personale ma, soprattutto, per imprenditori e manager che, oltre a sé stessi, guidano sistemi complessi di persone che formano il pensiero collettivo di gruppi sui quali, e sulle cui azioni, si basa il successo o l’insuccesso di un’impresa, qualunque essa sia.

Lascia un commento