
Oggi, proprio in occasione della Settimana Santa e guardando al suo principale protagonista, voglio parlarvi di leadership. Richiameremo molte volte, all’interno dei miei articoli, l’elemento della leadership, fino a concettualizzarlo secondo una visione che molto probabilmente è lontana dal comune immaginario. Parliamo di leadership iniziando ad osservare i tratti caratterizzanti dei più grandi leader della storia e partiamo proprio, come dicevo, dal più grande in assoluto: Gesù Cristo.
Si, certo, proprio Lui! No, non sto indossando la tunica da chierichetto, che siate credenti o non credenti, non parleremo di Gesù in quanto figlio di Dio, ma dell’uomo Gesù, della sua caratura di leader e degli insegnamenti strategici che ci ha lasciato.
Di quel Gesù, ancora oggi, dopo 2000 anni, superstar del web, secondo una ricerca di due studiosi Steve Skiena e Charles Ward, è il più moderno e incontrastato protagonista di Internet.
Vi mostro quelli che sono i più importanti tratti di leadership che io, personalmente, ho trovato e che ho possibilità di inserire in questo spazio. Ce ne sono molti altri e mi piacerebbe avere commenti su quelli che mi sono, senz’altro sfuggiti.
La sua vita, in generale, i segni del suo passaggio, il suo messaggio portano dei cambiamenti. Non c’è cosa o luogo dove Gesù sia transitato che sia rimasto uguale a prima, non c’è argomento da lui toccato che non sia stato rinnovato dalla sua parola e gli effetti si percepiscono ancora oggi, laddove il suo messaggio viene riconosciuto (dall’abolizione della schiavitù alla sacralità della famiglia).
Un leader è un generatore di cambiamenti (positivi).
L’altro tratto che emerge subito è quello dell’entusiasmo. Gesù aveva un entusiasmo contagioso quando parlava, lo si evince molto bene dalla lettura dei testi sacri, ben lontano dalla figura marmorea riproposta in alcuni films, era un passionale nel modo di esporre e coinvolgeva tutti, ma proprio tutti i suoi uditori. Aveva doti molto forti di public speaking, si direbbe oggi. Riusciva ad infiammare e a contagiare di entusiasmo intere folle.
Un leader è appassionato ed entusiasta di quello che fa e sa trasmetterlo a tutti. Egli affascina.
Legato a quanto immediatamente detto, c’è l’aspetto della tecnica. Gesù non lasciava nulla al caso, soprattutto nelle strategie di comunicazione, assegnando a quest’ultima un ruolo decisivo nella riuscita della sua missione. Egli aveva affinato un sapiente utilizzo della strategia che oggi, duemila anni dopo, è la più studiata ed utilizzata in ogni ambito, per comunicare efficacemente: quella dello storytelling. Cioè l’arte di usare la narrazione come mezzo per inquadrare gli eventi della realtà e spiegarli secondo una logica. Intelligenza emotiva e pensiero creativo erano le skills (come lo sono oggi) che guidavano l’uso dello strumento che chiamiamo “storytelling” adesso, ma che nel caso di Gesù prende il nome di “parabole” all’interno delle quali, il confronto dialogico rimanda l’uditore ad un vissuto esperienziale che attiva un’emozione e, quindi, l’apprendimento e la metabolizzazione del messaggio. Utilizzava, inoltre, in maniera perfetta il linguaggio para-verbale del corpo e della voce.
Un leader utilizza efficaci strumenti di comunicazione.
Il temperamento di Gesù. Gesù aveva il pieno controllo di sé stesso, parlava con pacatezza e decisione, senza mai alterarsi ma con la risolutezza di redarguire o avvisare senza paura “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.”
Un leader mantiene il controllo di sé senza perdere di vista il risultato della sua comunicazione.
L’amore per gli uomini. Gesù amava gli uomini ed era sempre in mezzo a loro, mai sopra di loro o distaccato da loro. Leader deriva dall’inglese “To Lead” che significa guidare (quindi, è molto lontano da verbi come “comandare”, “imporre”, “costringere” o similari). Guidare significa porsi in mezzo alle persone, farsi esempio in prima persona di ciò che si afferma ed ottenere, in tal modo, di essere seguito dalle persone senza costrizioni, semplicemente con l’idea che sia la cosa migliore da fare.
Un leader ama ed ammira i propri collaboratori, si preoccupa e li aiuta affinché essi realizzino i propri sogni.
L’ascolto e l’assenza di giudizio erano tratti che caratterizzavano in maniera forte la figura di Gesù e sono, tutt’oggi, il collante per creare e mantenere relazioni di valore.
Un leader sa ascoltare attivamente e far percepire il fatto di non essere giudicato a chi si dialoga con lui.
Il movimento. Gesù è sempre e per definizione “in cammino”. Egli si identifica efficacemente con il concetto di flusso, di “andare verso”, mai di staticità. Il tratto della leadership che voglio rilevare è quello di un costante fluire nella direzione del completamento della sua missione.
Un leader ha un grande scopo di vita (e ce l’ha chiaro in sé) che è declinato in un insieme di sotto obbiettivi. Egli considera il raggiungimento di un obbiettivo mai come un punto di arrivo ma sempre come un punto di partenza per quello successivo.
Gesù sapeva cogliere ogni occasione per diffondere il suo messaggio e lo faceva senza perdere tempo, senza rimandare a domani ma vivendo in maniera forte il presente.
Un leader non procrastina, non si fa sfuggire le occasioni e le trasforma subito in azioni vincenti.
Gesù era un uomo libero. La sua straordinaria indipendenza disorienta tutti. Egli è dalla parte di tutti ma senza schierarsi con nessuno e contro nessuno, ma non con sterile neutralità, quanto per l’assunzione di posizioni chiare: “Ebreo con gli Ebrei, rispetta la legge. E tuttavia avrà parole di disapprovazione virulente verso il personale religioso. Povero fra i poveri, si rivolta contro le autorità civili e religiose, ma senza mai suscitare la violenza, al contrario! Bravo figliolo, rompe il contesto dell’istituzione della famiglia quando questa entra in conflitto con la libertà dell’individuo.”. Egli è conteso da tutti, ma non cede a nessuno.
Un leader ha il coraggio e la responsabilità e la chiarezza delle proprie posizioni. Non è ricattabile perché sorretto da una condotta etica molto forte.
Questo, fin qui, quanto la storia della sua vita ci mostra, concludo entrando solo un attimo nel suo mistero, quello che celebriamo in questi giorni, e lo faccio sempre dal punto di vista laico, per la forza del messaggio, che siate credenti o non credenti. Gesù muore e poi risorge.
Un leader si riconosce non da quante volte cade ma dalla sua capacità di rialzarsi. Un leader non finisce mai, torna sempre, anche se non più fisicamente, il suo passaggio lascia segni riconoscibili, in una organizzazione, in un contesto, in una comunità, in un territorio, ecc.. Quelli del più grande leader della storia li vediamo ancora, nel mondo intero, e li vedremo ancora per molto molto tempo.
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