
Il tempo e la paura. No, niente di filosofico, care amiche e amici, oggi voglio fare una riflessione su queste due merci e voglio farla proprio dal punto di vista commerciale.
Il momento è proprio quello giusto, quello della sospensione.
Il trend degli ultimi anni ha visto, in maniera molto forte e sempre crescente l’aumento progressivo del valore economico del prodotto “tempo” al punto che la gran parte delle aziende (per non dire, in qualche modo, la quasi totalità) ha spostato il proprio indirizzo strategico (o per intuizione o per necessità) sulla vendita del tempo, accompagnato ai prodotti che storicamente rappresentavano il loro core-business. Questo elemento ha assunto il ruolo di fattore competitivo determinante, molte volte più del prezzo o della qualità del prodotto o servizio a cui esso è stato connesso.
Se, da consumatore, acquisto una lattuga già pulita e tagliata, sto comprando una lattuga più una dose di tempo, rispetto all’acquistare una lattuga intera e sporca; se acquisto una lattuga già pulita, tagliata, condita e con la posata all’interno della confezione, sto acquistando una lattuga più una dose di tempo maggiore dispetto alla lattuga di prima, quindi il prezzo complessivo che pagherò sarà dato dalla lattuga più il tempo che sto acquistando (tempo che potrò utilizzare in un modo che ritengo per me più fruttifero rispetto al lavare, tagliare e condire la lattuga).
E’ aumentata in maniera vertiginosa, nel mercato, la domanda del prodotto “tempo” e, di conseguenza, il prezzo e, progressivamente, l’offerta di questo prodotto, da parte delle aziende: pensiamo al boom dei piatti pronti, per facilità, ma migliaia di altri articoli andando dalle app di comunicazione alle camicie che non si stirano, dagli audiolibri alla spesa a domicilio, dall’home banking al parcheggio con il lavaggio compreso, passando dagli elettrodomestici dal mondo dei softwares e da mille altri esempi.
Molta della sfida competitiva, specie in alcuni settori, si è spostata sulla capacità da parte delle aziende di produrre e vedere tempo ai consumatori. Ogni qual volta un’azienda riesce ad aumentare il contenuto di tempo associato ad un prodotto o servizio (cioè ogni qual volta un’azienda riesce a far compiere un passaggio in meno al fruitore di quel prodotto o servizio) tale prodotto o servizio aumenta il tempo a disposizione del suo utilizzatore o fruitore, e quindi il proprio valore commerciale.
Naturalmente questo, per la logica principale sottesa al marketing, ha portato tutto l’apparato produttivo a generare sempre più il bisogno di tempo nei consumatori per poterlo poi soddisfare al meglio.
Fino a qualche settimana fa eravamo, dunque, tutti impegnati, dal punto di vista manageriale ad individuare modalità di produzione di tempo e dal punto di vista dei consumatori ad acquistare contenuti di tempo sempre maggiore.
Poi il Covid 19. Come un’inchiodata a trecento all’ora di tutto il sistema. All’improvviso si è fermato tutto.
Tutto questo tempo, di cui ne acquistavamo piccole dosi a caro prezzo, fino al giorno prima, improvvisamente, è diventato troppo per noi e non sappiamo gestirlo, proprio come quando è difficile respirare in presenza di troppo ossigeno. Ha perso improvvisamente il suo valore, come tutte le merci quando sono in sovrapproduzione. Come essere alla ricerca dell’oro e, all’improvviso, ne arrivano camionate per tutti e non vale più nulla. E’ così che, in questo periodo, gli scrittori non stanno riuscendo a scrivere una pagina, i musicisti non stanno riuscendo a comporre un accordo, gli imprenditori ad inquadrare un nuovo progetto e, semplicemente, lo stare sempre in famiglia a volte trasforma ognuno di noi in presenze troppo ingombranti per gli altri.
Dal punto di vista della produzione, c’è stata, dunque, un’improvvisa contrazione ed entrata in crisi delle aziende produttrici di tempo (e, chiaramente, dei prodotti ad alto contenuto di tempo).
Ecco che, di pari passo, c’è stata l’esplosione della seconda oggetto di questo articolo: la “paura”. L’industria di produzione della paura (intesa come merce) rappresenta già, di per sé, un comparto molto forte, che gira a suon di milioni e vede tra i suoi player, oltre ad aziende vere e proprie, partiti politici, enti, e chiunque altro ne abbia capito la potenza di business ed affinato le capacità di produzione e commercializzazione, in momenti di incertezza sociale, come quello che stiamo vivendo, trova il suo punto di massima espressione.
Dunque “piatto ricco, mi ci ficco”, i primi ad approfittarne di questa nuova possibilità che si è aperta, come manna dal cielo, sono stati, per esempio, i media tradizionali, in profonda crisi negli ultimi anni, sono riusciti a riconquistare quote di mercato e fatturati quasi dimenticati.
Apro e chiudo una parentesi, per capirci meglio: la realtà è composta sostanzialmente da due elementi, i fatti e la loro narrazione. Il meccanismo di generazione della realtà è, in maniera semplice, il seguente: accade un fatto e, a suo seguito, ne scaturisce una narrazione di esso, tale narrazione crea una nuova realtà, e così via (se io vedo qualcosa, lo racconto a te, modificando qualcosa, tu lo racconterai a tua moglie o a tuo marito, aggiungendo o sottraendo dei pezzi, tua moglie o tuo marito agiranno di conseguenza a ciò che avranno capito, non più al fatto originario, trasmettendolo ad altri, in parole o azioni, quella che è la loro narrazione, che produrrà una realtà diversa e… a seguire.).
E’ il caso del corona virus, come esempio più immediato: a seguito del fatto ne è scaturita la narrazione, nella quale l’industria di produzione della paura ha trovato un’occasione d’oro. E’ così che ragioniamo su dati che non sono affatto reali, non è reale il numero dei contagiati (semplicemente perché ad oggi non è rilevabile), non è reale il numero dei morti (ci sono morti per altre patologie che vengono dichiarati morti per corona virus e morti di corona virus che vengono dichiarati come morti per altra causa), non è molto chiara la modalità di contagio, ma noi, l’intera società, prendiamo quei numeri come se fossero esattamente reali, prendiamo decisioni e compiamo azioni in base ad essi: ecco che la narrazione di un fatto produce nuova realtà.
Non è una demonizzazione, non è colpa di nessuno, in particolare: è un meccanismo naturale che dovremmo imparare a gestire meglio nelle nostre strategie di vita quotidiana, per approfondimenti, ti invito a leggere il mio libro “Pensiero efficace” (Ed. Bruno Editore, 2020).
Ma quello dei media è solo un esempio di aziende produttrici del prodotto “paura”. Stanno fioccando consulenti di ogni tipo e per ogni materia “tu non sai come sarà il mondo dopo il corona virus, affidati a me che ti condurrò mano a mano…” e prodotti ad alto contenuto di paura, cioè prodotti che hanno, associato ad essi, l’elemento della paura che ne fa lievitare il valore commerciale, quale bene sapientemente prodotto e venduto, prodotti anche di bassissimo valore materiale ma con alte dosi di paura: disinfettanti, mascherine, ecc. (quando acquistiamo una mascherina acquistiamo anche una dose di paura connessa al suo mancato utilizzo, dose di paura che ne fa alzare il valore commerciale).
Sono questi, il tempo e la paura, due tra i beni immateriali (ce ne sono diversi altri) di più alto valore che trovano, a seconda del periodo, quote di domanda nel mercato.
Ecco perché, dal lato imprenditoriale, la produzione e il commercio di beni immateriali connessi a beni e servizi materiali rappresenta sempre più una leva strategica fondamentale, non c’è nulla di sbagliato, chiaramente se sorretto da etica, è intelligenza di business.
Dal lato dei consumatori, invece, rappresenta una efficace strategia di vita il sapiente utilizzo di questi beni, l’imparare a dosarne in maniera corretta le quantità, (altrimenti ci troviamo, come succede, ad indossare una mascherina anche quando siamo soli in macchina perché qualcuno, per strada, potrebbe aver fatto uno starnuto e l’aria essere entrata in macchina attraverso il filtro del condizionatore e una gocciolina aver raggiunto la nostra bocca) ciò è possibile attraverso la “gestione corretta dei nostri meccanismi di pensiero”, appunto, del pensiero efficace.
Se questo articolo ti è piaciuto, sarei molto felice di saperlo! Inserisci la tua mail per rimanere sempre aggiornato (potrai cancellarti quando vuoi), condividilo oppure lasciami un “like” o un commento nell’apposito spazio sotto. Grazie di vero cuore!