La cultura dell’errore

“Che stia sempre, quanto più possibile, lontano da me!”, è questo l’approccio che normalmente abbiamo nei confronti dell’errore. Ma facciamo proprio bene a pensarla così?

E’ radicata a fondo, dentro di noi, l’associazione della parola errore a quella di punizione (di qualsiasi tipo) che in qualche maniera saremo poi costretti a sopportare. L’errore è la dichiarazione della nostra imperfezione, il non apparire come pensiamo che gli altri ci vogliono. Di qui lo sforzo a nasconderlo, a giustificarlo, a negarlo o, peggio ancora, a cercare di non commetterlo; peccato che tutto questo ci può portare, molte volte, a dover sopportare un danno di gran lunga più grande che è causato dal non agire.

L’impatto della paura dell’errore all’interno delle organizzazioni ha un peso devastante! Una ricerca dell’Harward Business Review ha dimostrato come “la maggior parte delle persone, anche nelle aziende di successo, sprechi tempo e energie in un secondo lavoro per il quale nessuno l’ha assunta: tutelare la propria reputazione, cercando di mostrare il meglio di sé e celando le proprie mancanze”.

Ecco che, al contrario, la “cultura dell’errore” appare una delle strategie che si è dimostrata fortemente vincente quale stimolo decisivo alla produttività e all’innovazione.

E’ chiaramente una questione di qualità della leadership presente all’interno dell’organizzazione stessa.

Una buona leadership che esalta il ruolo delle risorse umane favorendo un clima di appartenenza, di fiducia, di sicurezza, può essere artefice nello sviluppo di una nuova cultura dell’errore nella quale l’aspetto naturale di quest’elemento viene fatto emergere e gestito nel migliore dei modi.

Questo attraverso tre passaggi indispensabili che sono: il riconoscimento dell’errore, la capacità, cioè, di saperlo identificare e di saperlo fare nella maniera corretta (cioè in quella che è la sua fonte, non nei suoi effetti); l’accettazione dell’errore, come un fatto naturale e connesso all’attività che si sta svolgendo e la condivisione dello stesso all’interno dell’organizzazione (frutto, come detto, di una leadership che incentiva questo tipo di clima); la trasformazione dell’errore in risorsa, attraverso la capacità di esplorare le nuove strade che vengono aperte dall’errore e/o di imparare da esso, quale preziosa fonte di apprendimento organizzativo.

Il concetto è che l’errore rappresenta l’unica via per l’evoluzione, esso crea tensione alla conoscenza, è la base necessaria a prendere decisioni giuste e questo ce lo insegna la storia dell’uomo ma, ancor di più, la natura stessa nel suo processo evolutivo, fatto di errori e di cambi di rotta.

Grossa parte delle grandi scoperte o invenzioni deriva proprio dall’errore (basti solo pensare ai casi più noti: la Coca Cola è nata dall’errore di un farmacista che stava preparando un medicinale per il mal di testa; il Post-it grazie all’invenzione di una colla risultata poco appiccicosa ed inizialmente etichettata come un fallimento; il Viagra dalla sperimentazione di un farmaco per l’ipertensione che nessun effetto aveva su questa ma… su altri processi biologici maschili) e, anche Dante, fa nascere il suo più grande capolavoro dallo smarrimento della “dritta via”.

Non è un caso che questo tipo di cultura sia ben radicata all’interno di aziende con i più elevati tassi di innovazione: il coraggio di osare, di sperimentare, di tastare il nuovo, è attributo imprescindibile per l’innovazione all’interno di un’organizzazione ed è possibile solo grazie ad un clima che riesce a liberare capacità e meta-capacità delle proprie risorse umane, favorito da una leadership di elevata qualità.

Tu che tipo di imprenditore, o manager sei? Riesci a convogliare le migliori energie dei tuoi collaboratori sostenendoli anche nell’errore? Ne va dell’evoluzione della tua organizzazione!

Ciò è vero anche in famiglia. Siamo noi, leader e manager delle nostre famiglie (alias genitori) capaci di favorire un clima di questo tipo? Riusciamo ad incoraggiare i nostri figli affinché possano osare, commettere errori ed imparare? A me sembra invece, molte volte, oggi più che mai, immersi nella spirale del mito della perfezione della nostra società, che siamo sempre lì a tamponare, a nascondere a massacrare i nostri piccoli affinché non sbaglino, perché “non possiamo fare brutta figura!”.

Ecco che il nostro ego di genitori perfetti crea figli imperfetti!

E’ una delle grandi debolezze che si rifletterà sul futuro.

Concludo semplicemente così:

«Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto!». Michael Jordan.

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