
…segue dall’articolo precedente (ti consiglio di leggerlo prima di procedere).
Dicevo che, il differenziale tra percezioni e realtà è uno dei grossi problemi che compromettono in maniera grave le nostre sorti personali e di intere società e che, proprio l’Italia, è prima in Europa per il divario tra percezioni e realtà.
Secondo livello di percezione.
Il secondo livello di percezione, al netto di ciò che i nostri sensi, fisicamente, non permettono di far entrare dentro di noi e che contribuisce a formare il nostro ambito di realtà, come abbiamo visto nell’articolo precedente, è dettato da ciò che il nostro cervello elabora, con tutti i suoi filtri, e ci presenta come verità assoluta.
“Mi fido solo di ciò che vedo” è un detto che abbiamo sentito mille volte! Ecco, ancora in maniera controintuitiva, se prendi per buono questo detto, fai una delle più grosse cavolate della tua vita!
Abbiamo visto già come, ciò che i nostri sensi ci permettono di far entrare dentro di noi, non è altro che una minuscola parte dell’esistente, poi, ciò che entra, passa attraverso tutta una serie di setacci ed infine ci viene presentato.
Il problema è che tutti questi setacci (o filtri), cambiano per ciascuno di noi, sia nella quantità che nella qualità, a seconda di una serie indefinita di fattori quali: il contesto sociale, la cultura, il nostro vissuto, il livello intellettivo ed emotivo, e diversi altri.
Questi filtri prendono il nome di bias cognitivi e di euristiche.
I bias cognitivi sono dei costrutti, dei giudizi (o pregiudizi) fondati sul collegamento e l’interpretazione di informazioni (non sempre veritiere) che si hanno, anche se non logicamente connesse tra di loro e che portano ad errori di valutazione.
Le euristiche sono delle scorciatoie mentali che vengono utilizzate per arrivare a conclusioni veloci, senza alcuno sforzo cognitivo.
In pratica bias ed euristiche vengono usati per esprimere giudizi veloci che, nel lungo periodo, diventano poi pregiudizi su cose che nemmeno si conoscono. Entrambi impattano violentemente sulla nostra vita di tutti i giorni e caratterizzano in modo diretto le nostre scelte e i nostri risultati. Possiamo dire che i bias sono delle forme particolari di euristiche. Vediamone qualcuno, giusto per capirne il senso.
Il bias dell’ancoraggio è quello attraverso il quale facciamo grande affidamento sulle prime informazioni che abbiamo, dandole per certe, e su quelle sviluppiamo tutto il resto (es. in una compravendita ci basiamo sulla prima cifra che abbiamo sentito e su quella sviluppiamo tutta la trattativa).
Il bias della conferma è una distorsione cognitiva secondo la quale, all’interno di un oceano di informazioni, noi diamo peso solo a quelle che confermano le nostre tesi, tendendo a scartare le altre.
Il bias della scelta, simile al precedente, è il meccanismo attraverso il quale andiamo a razionalizzare una nostra scelta impulsiva “spiegandoci” che abbiamo fatto la cosa giusta, adducendoci tutte le ragioni a nostro supporto, anche se abbiamo fatto una grande cavolata.
L’euristica della disponibilità, ci fa sovrastimare la quantità di conoscenza in nostro possesso (Non è vero che fumare fa male, mio nonno è vissuto fino a 90 anni! Peccato che statisticamente uno o pochi casi su milioni di altri, caso non hanno nessuna valenza).
L’illusione dello schema deriva dal fatto che la nostra mente ha bisogno di schematizzare per semplificare il tutto, purtroppo la tendenza è quella di vedere schemi anche dove non esistono (es. siamo portati a pensare, nel gioco del lotto, che il numero ritardatario abbia più probabilità di uscire. La statistica di base ci insegna che ogni estrazione è un evento a sé, dunque, per ogni estrazione, la probabilità è la stessa per tutti i numeri).
Il bias della negatività è quello che ci fa dare maggior peso alle cose negative rispetto a quelle positive.
L’effetto placebo consiste nella capacità di influenzare materialmente il verificarsi di un evento attraverso la convinzione assoluta che quell’evento debba realizzarsi.
Attraverso il bias del pavone tendiamo sempre a condividere i nostri lati positivi e a tenere nascosti quelli negativi.
L’effetto Dunning-Kruger (il mio preferito), secondo cui le persone più sono ignoranti in un certo ambito e più non hanno gli strumenti per capire che lo sono, ritenendosi, invece, molto preparati.
Questi ne sono solo alcuni, la ricerca, oggi, ne arriva a stimare oltre 100. Il concetto di bias fa riferimento, dunque, al concetto di errore. Sono dei corto-circuiti mentali attraverso i quali noi guardiamo e guidiamo la nostra esistenza. Sono questi che ci fanno incasinare la vita, che ci creano affanno rispetto al raggiungimento delle nostre mete, che ci fanno apparire inarrivabili i nostri stati di benessere.
La consapevolezza è il primo step per i nostri processi di miglioramento. Non basta ma è il primo ineludibile gradino. Già il fatto di conoscerle, tali dinamiche, ci apre la mente al resto. Se hai già letto il mio libro “Pensiero Efficace”, avrai avuto modo di comprendere quali sono gli steps successivi. Già, però, essere coscienti di quanto detto in questi due articoli sulle percezioni, ci mette di fronte alla possibilità di attivare in maniera più decisa il nostro senso critico. Adesso sai che non devi fidarti (almeno: non solo) di ciò che vedi, che ciò che vedi è una minuscola parte dell’esistente e, per lo più, distorta dai tuoi filtri cognitivi ed emotivi, dunque: immaginare, pensare in maniera controintuitiva, gettare il cuore oltre l’ostacolo, sono i rimedi per superare costantemente il tuo recinto.