Quale rotta stai percorrendo?

Immagina di essere un transatlantico e di navigare in acque oceaniche, bene, se tu avessi necessità di fermarti avresti bisogno di moltissimo spazio… ma per cambiare rotta no!

“Se viri di un paio di gradi a dritta o babordo, il cambiamento di rotta aumenta progressivamente in modo esponenziale.

E’ proprio così che funziona nella nostra vita, il nostro transatlantico. Cambiare rotta di pochissimi gradi può condurci a destinazioni completamente differenti!

Questo bellissimo concetto (estratto dal libro di Richard Templar “Gestire il denaro- il codice della ricchezza”) ci introduce ad una riflessione molto importante:

quanto, questo transatlantico è guidato da noi e quanto dal pilota automatico?

Oltre il 40% delle azioni compiute da ciascuno di noi, quotidianamente, (ovviamente questo numero è una media ma, per molti di noi, è ben più alto) è guidato da abitudini e non da decisioni.

Le abitudini esercitano il loro potere in tutte le aree del nostro vivere: famiglia, lavoro, svago, salute, ecc., quindi, la risposta alla domanda di prima è che circa metà del nostro viaggio lo compiamo con il pilota automatico inserito.

Questo pilota automatico, dunque, definisce gran parte di quelli che sono i nostri risultati di vita, impatta sul raggiungimento delle nostre mete, ci conduce da una parte o dall’altra e, quand’è inserito, anche se ci rendiamo conto che la rotta che ha intrapreso non è esattamente quella che vorremmo, è molto difficile per noi, riuscire a disinserirlo.

Anche se conosciamo i danni del fumo, continuiamo a fumare, anche se siamo consci che una relazione è dannosa per noi continuiamo ad intrattenerla e così per mille altri esempi.

La cosa bella è che le informazioni originarie, al pilota automatico, glie le abbiamo date noi! Il potere di condurci dove vuole, glie lo abbiamo concesso noi stessi!

Rimaniamo, quindi, vittime, a volte consapevoli, altre no, delle nostre abitudini con grossa difficoltà a poterle modificare.

Eppure basterebbe cambiarne già solo qualcuna, virare già solo di uno o due gradi, per raggiungere destinazioni molto diverse da quelle che diciamo “ci sta proponendo il destino” che noi abbiamo generato.

L’abitudine è governata dal meccanismo della gratificazione, quest’ultima è il “medicinale” che lenisce il bisogno dal quale l’abitudine si origina.

La prima cosa da fare per cambiare le nostre abitudini (il nostro pilota automatico) è, chiaramente, identificarle.

Una volta fatto ciò, quindi, compreso qual è una (o più) abitudine che vorremmo cambiare, è necessario fare chiarezza sul bisogno che la genera.

Pensiamo, come esempio, alla sequenza caffè-sigaretta, quale può essere il bisogno originario che l’ha creata? Magari un bisogno di socialità, di pausa… bene, a questo punto bisogna agire, eliminando l’abitudine dannosa e sostituendola con un’altra non dannosa ma migliorativa, che soddisfi lo stesso bisogno primario e che abbia un grado di gratificazione molto alto o un grado di gratificazione attesa molto alto, cioè la forte aspettativa di una gratificazione che si verificherà più avanti (non riesco a perdere peso? Per fare un altro esempio: impiego la mia pausa pranzo o il tempo della cena, per frequentare lezioni di ballo, così ho la grossa gratificazione di divertirmi, imparare una disciplina e stare in forma… come cambierebbe la mia vita con il cambio solo di un’abitudine?).

I due ingredienti fondamentali sono, sempre, la consapevolezza e la forte volontà, il coraggio di uscire dalla nostra zona di comfort è, come sempre, l’attivatore della nostra crescita.

Prendi in mano il timone del tuo transatlantico, ci sono spiagge meravigliose che aspettano di essere raggiunte da te!

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