
“L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari”. Antonio Gramsci.
Ed eccoci di nuovo… lo schema si ripete!
Come abbiamo visto mille volte e come mille altre vedremo!
La forma, in questo caso, è quella della rabbia di una folla che si prende la piazza al grido di “libertà”.
Dall’altra parte è un “governo dittatore” che (non si capisce esattamente il perché) vuole (questo nell’idea dei manifestanti), portare la popolazione alla povertà e alla disperazione.
In mezzo, uomini, uomini in divisa, che stanno svolgendo il loro lavoro, cioè quello di proteggere le libertà e la vita di altri uomini, gli stessi da cui vengono attaccati!
Questo è lo scenario a cui abbiamo assistito pochi giorni fa, condito pure dalla violenza dei soliti gruppi estremisti.
C’è tutto. Come sempre, in maniera attenta al non schierarmi con le ragioni dell’una o dell’altra parte, registro in questo, molto di ciò che ho avuto modo di analizzare e portare all’attenzione nel libro “Pensiero Efficace”.
Un condensato di ignoranza (mai nel senso dispregiativo del termine ma in quello di condizione naturale dell’uomo, ma molto limitante) di tipo centrale in categoria funzionale che si combina con una serie di bias cognitivi e assume i tentacoli, nei casi più estremi, del complottismo o anche del negazionismo.
Vengo a spiegarmi.
Il primo elemento che entra in gioco, in una discesa in campo di questo tipo, è quello della deresponsabilizzazione personale, la tendenza, cioè, a voler pensare che la responsabilità di quello che succede è attribuibile a qualcun altro e che, il proprio comportamento non c’entra nulla.
Poi entra in gioco il cd “bias di conferma”, cioè la tendenza a considerare, come verità assoluta, corretti i propri punti di vista e non quelli degli altri.
A questo si lega il “bias di gruppo”, cioè la tendenza a considerare le ragioni del proprio gruppo di riferimento come espressione del valore di quel gruppo, mentre le ragioni di altri gruppi come derivanti da fattori esterni.
Ancora, il “bias di ancoraggio” attraverso il quale vengono prese decisioni confrontando solo pochissimi elementi ed ancorandosi ad essi.
Proseguendo l’analisi è possibile trovare ancora diverse altre distorsioni cognitive.
Il punto è, ancora una volta, il medesimo: partendo da assunti di base che sono errati (del tutto o in parte), si prendono decisioni e si compiono azioni che hanno effetti che sono molto lontani da quelli che si vorrebbero.
Nel caso specifico, la decisione l’azione sono quelle di combattere un nemico sbagliato, che in realtà non è il nemico, facendo il gioco del nemico vero.
Una massa di gente che si scaglia contro un governo (e non parlo del governo inteso come colore politico ma come istituzione) che, in una condizione drammatica, cerca di fare ciò che può, come può, con i mezzi che ha. Prendendo decisioni, alcune giuste, altre sbagliate; che nel tentativo di tutelare dei principi fondamentali, ne deve compromettere purtroppo altri.
E, in questo, ripeto, centra poco il colore politico, perché sarebbe successa la stessa cosa con qualsiasi altro individuo o schieramento in quella posizione di responsabilità, le scelte prese avrebbero sempre, in una condizione straordinaria come quella che stiamo vivendo, comportato dei malcontenti, se non proprio gli stessi.
Ci si dimentica che il nemico vero è il virus, non questo o quel governante né tantomeno le persone che, in quel momento sono in divisa e in prima linea. Ci si dimentica e si attuano comportamenti che danno nuove occasioni di presa di forza, proprio a quel reale nemico che ci sta mettendo in ginocchio e gli uni contro gli altri.