
…è domenica mattina, sono le 6:15 e sono qui a scrivere!
Sto pensando ad un mio professore, il professore di contabilità e bilancio dell’Università, una di quelle persone che ti sembrano stare avanti a tutte le altre, perché hanno sempre quella marcia in più con la quale gli basta un piccolo colpo di acceleratore e, senza apparente fatica, sorpassano e salutano… una di quelle persone che per ogni argomento, senza prevaricare, hanno la parola giusta che, per autorevolezza e senza bisogno di sminuire nessuno, dà valore alla conversazione ed arricchisce tutti, una di quelle persone che, anche in ambiente accademico, hanno fatto della loro giovane età, ben più bassa della media, un punto di forza non di inadeguatezza rispetto a molti “baroni” saldamente regnanti.
Bene, sto pensando alle sue parole, a quando un giorno ci disse: se vuoi essere avanti agli altri, devi praticare la “ottomana”, questo è uno dei miei fattori di successo! Se lavori come gli altri, potrai ottenere risultati come gli altri, magari un po’ di più, o un po’ di meno, grazie (o a causa) delle tue doti naturali del tuo talento, ma, comunque, più o meno come gli altri tuoi colleghi o comperitors.
Se invece dormi quattro ore in meno ogni giorno, su sei giorni lavorativi, avrai recuperato un giorno di lavoro, e di vita, per ogni settimana. Ecco che, mentre gli altri avranno avuto una settimana di tempo, tu avrai avuto una ottomana!
Sarai davanti a tutti!
E’ di questo che voglio parlare stamattina, visto che sono le 6:15 di domenica e sono qui a scrivere e mi sono chiesto “perché?”! Perché, visto che non ho impegni con nessuno ne obblighi a farlo?
Perché, in realtà, l’impegno ce l’ho… e con la persona più importante, cioè me stesso!
Dunque, è di costanza, che voglio parlare.
Qualche tempo fa ho letto un libro che si chiama: “Fuoriclasse – Storia naturale del successo“, in cui l’autore, Malcolm Gladwell sostiene che è la pratica a renderci dei fuoriclasse. Qualsiasi sia il settore o il tipo di attività praticato.
In Canada lo sport più praticato è l’hockey, i bambini imparano a stare sui pattini e a colpire il disco ancora prima di camminare (si potrebbe dire come per il calcio in Italia). Eppure, come in tutti gli sport, solo alcuni di questi diventano dei campioni.
Analizzando le date di nascita di questi giocatori, esalta all’occhio il dato, abbastanza bizzarro a prima vista, che la stragrande maggioranza di loro è nata nei primi giorni dell’anno.
Ragionando ed analizzando meglio il dato, si capisce che, un bambino di 5 anni nato il primo gennaio sarà molto più sviluppato di uno nato il 31 dicembre, sarà tendenzialmente più alto, più robusto e più “sveglio”.
Banalmente questo crea un effetto a cascata… avrà più tempo per giocare maturando più esperienza rispetto agli altri, potrà accedere a ritiri per i giocatori più promettenti, verrà selezionato per piani particolari di allenamento.
Crescendo potrà accedere alle scuole delle squadre migliori ed avere rapporti con i campioni affermati ed i migliori allenatori, continuando ad allenarsi sempre di più e sempre meglio, aumentando nettamente il divario con gli altri.
Alcuni di questi ragazzi diventeranno dei veri fuoriclasse, ma NON per il loro talento innato, quanto per una serie di incastri che gli avranno semplicemente dato la possibilità di fare più pratica.
Nel 2007, la squadra giovanile della repubblica ceca, era formata da ventidue ragazzi dei quali solo due nati dopo Giugno.
“Il successo è la conseguenza di ciò che i sociologi amano chiamare “vantaggio cumulativo”, cita testualmente il libro, poi prosegue: “Il giocatore professionista di hockey comincia la propria carriera con un pizzico di superiorità rispetto ai coetanei. Quella trascurabile differenza fa scaturire un’occasione che avrà il potere di aumentarla un poco, produrrà, a sua volta, un’altra occasione che amplierà ulteriormente la piccola differenza iniziale, e così via, fino a quando il giocatore di hockey non sarà un autentico fuoriclasse. Non ha iniziato la sua carriera da fuoriclasse. L’ha cominciata essendo un tantino più bravo degli altri.”
Sarà capitato anche a te, se pensi ad alcune cose che non sapevi fare e che oggi, dopo tanto esercizio, padroneggi! Pensa al tuo primo giorno di lavoro. Oppure alla prima volta che hai usato il computer. O, ancora, alla prima volta che ti sei messo alla guida.
Uno dei segreti del successo, torno al mio professore, è fare tanta, tanta, tanta pratica e per fare questo è necessaria tanta, tanta, tanta costanza.
Quelli che alcuni chiamano “autodisciplina”: la continuità, il senso di responsabilità, il non fermarsi.
Uno dei segreti del successo, vengo anche a me, è davvero questo! Ho avuto periodi della mia vita in cui ho sprecato tanto tanto tempo ed altri in cui ho dovuto recuperare… è in questi ultimi che sono nate mie “vittorie”, quando ho concentrato tutto me stesso, senza risparmiare nulla di me, su obbiettivi ben precisi.
Ecco perché, sono ormai le 7:00 e sono qui a scrivere. Questa è la mia risposta!
Non è facile, molte volte è noioso, mentre gli altri giocano tu sei li a lavoro, mentre gli altri passeggiano tu sei li a lavoro, mentre gli altri dormono tu sei li a lavoro… ma ogni grande successo ha dietro di sé dei grandi sacrifici.
Anche quando le persone bolleranno, poi, un tuo successo come un “colpo di fortuna” o un “evento casuale”, tu sai cosa c’è dietro e questo non deve sminuirti, ma solo inorgoglirti ancora di più.
Non esiste talento che tenga senza tanto, tanto, studio e lavoro.
Essere competente o “portato” in qualcosa, ti può aprire nuove strade per sviluppare di più quel qualcosa, ciò ti renderà ancora più competente, creando quel circolo virtuoso che ti farà diventare un super esperto.
Ma se pensi di non avere talento, non cercherai mai di sviluppare quella determinata capacità. Ti stai solo imponendo uno stupido limite!
È proprio così! Al prossimo articolo!!!
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